Piano Nazionale Anticorruzione 2016 Città metropolitane

Piano Nazionale Anticorruzione 2016 Città metropolitane

Considerate le disposizioni della l. 56/2014 in materia di città metropolitane, province, unioni e fusioni di comuni, ANAC ha ritenuto opportuno prevedere una sezione apposita del Piano Nazionale Anticorruzione 2016 Città metropolitane , in cui chiarire la disciplina sulla trasparenza e anticorruzione. Infatti, non essendo stati ancora adottati accordi attuativi delle leggi regionali, c’è la necessità di definire i criteri di individuazione, a prescindere dall’incompletezza dei percorsi formali di attribuzioni di deleghe e funzioni, delle funzioni che la città metropolitana deve considerare ai fini della mappatura delle aree a rischio e della predisposizione delle misure di prevenzione della corruzione.

Innanzitutto va sottolineato che  i  PTPC  delle  città  metropolitane  devono necessariamente contenere  misure di  prevenzione  della  corruzione  riguardo  alle  funzioni  fondamentali  specificamente  individuate dall’art.1,  commi da  44 a  46, della  l. 56/2014 e, nel caso in cui la città metropolitana succeda o subentri ad altro ente territoriale, tali misure dovranno riguardare anche le nuove funzioni acquisite effettivamente, non essendo sufficiente la mera titolarità di queste. Si specifica che verranno considerate esercitate, a tal fine, le funzioni  attribuite al 31 dicembre di ogni anno relativo al triennio considerato nel PTPC, anche se esercitate solo per frazioni di anno.

Segnaliamo, inoltre, con riferimento alla gestione del personale, che qualora un dipendente dovesse transitare da un ente ad un altro per effetto di distacchi o comandi, bisogna darne adeguata evidenza nel PTPC unitamente ai criteri adottati.

Apetto non poco rilevante, sul quale ANAC pone particolare attenzione, è il possibile rapporto tra il comune capoluogo e la città metropolitana, che spesso sono chiamate a svolgere funzioni che possono richiedere accordi di collaborazione o quanto meno un coordinamento. Si cerca, perciò, come già fatto per i piccoli comuni, di favorire forme collaborative anche in ambito di anticorruzione e trasparenza, ad esempio attraverso la definizione in comune di misure preventive della corruzione e/o di modalità di ripartizione delle responsabilità di attuazione dei processi. Tali accordi (l. 241/1990) o convenzioni  (art. 30 del TUEL), ove presenti, devono essere indicati nei rispettivi PTPC, all’interno dei quali sarebbe consigliabile illustrare il contenuto, la mappatura dei processi, eventuali strutture/personale/uffici condivisi, nonché l’analisi del contesto esterno ed interno.

Allo stesso modo, la città metropolitana potrebbe instaurare dei rapporti di collaborazione e coinvolgimento anche con i comuni più piccoli o loro unioni/convenzioni, al fine di rafforzare la possibilità di far emergere e contrastare i fenomeni corruttivi, condividendo, ad esempio, la formazione obbligatoria in materia di anticorruzione e trasparenza, programmando attività, istituendo tavoli di confronto e di supporto ai RPCT. Chiaramente, il PTPC della città metropolitana deve contenere indicazioni adeguate, ed eventualmente differenziate in base alle esigenze, che siano di indirizzo e guida dei PTPC degli altri comuni coinvolti nell’accordo.

In merito all’adozione del PTPC, l’art.  1,  co.  8  della  l.  190/2012,  come  modificato dal  d.lgs.  97/2016,  prevede che  negli  enti locali il  PTPC  sia  adottato dalla  Giunta,  ossia dall’organo  esecutivo.

Considerata l’assenza  di  Giunta  nelle  città  metropolitane,  si  ritiene  che l’iter per l’adozione  del  PTPC richieda un passaggio aggiuntivo: il consiglio metropolitano approva un documento di carattere generale sul contenuto del PTPC, mentre spetta, poi, al Sindaco metropolitano, che è l’organo esecutivo, l’effettiva adozione, sorgendo in capo a questi la responsabilità in caso di “omessa adozione”.

Il PTPC, come per gli altri destinatari della normativa, deve contenere gli obiettivi strategici in materia di prevenzione della corruzione e trasparenza, che, si raccomanda, devono essere coordinati con gli altri documenti di programmazione, in particolare con il Piano delle performance e con il DUP. Perciò, in attesa di tale adeguamento, si consiglia, intanto, di inserire nel DUP gli orientamenti previsti nel PTPC.

La stessa procedura prevista per l’adozione del PTPC, è richiesta anche per l’adozione dei codici di comportamento, mentre la nomina del RPCT spetta, di norma, al Sindaco metropolitano.

Infine ANAC, come già concesso ad altri enti, ai fin della semplificazione delle procedure nell’applicazione delle richieste normative, prevede anche per le città metropolitane la possibilità di inserire nella sezione Amministrazione trasparente del proprio sito istituzionale, il link a dati e documenti eventualmente già pubblicati altrove sul proprio sito o su quello di altri enti.

Per maggiori informazioni potete sempre rivolgervi al nostro helpdesk.

 

 

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