Piano Nazionale Anticorruzione 2016: Piccoli comuni

Piano Nazionale Anticorruzione 2016: Piccoli comuni

Al fine di semplificare l’applicazione della normativa nei piccoli comuni, ossia quei comuni con numero di abitanti inferiore a 15000, sono previste alcune significative agevolazioni, per evitare che le scarse risorse umane e finanziarie di tali enti possano pregiudicarne il corretto adempimento.

ANAC, dunque, ha previsto una sezione apposita del Piano Nazionale Anticorruzione 2016: Piccoli comuni , in cui ribadisce la necessità di semplificare i processi per l’attuazione della normativa, in ragione delle difficoltà che i piccoli comuni possono riscontrare rispetto ad altri enti.

Riprendendo quanto previsto dall’art.1, co.6 della l. 190/2012, come sostituito dal d.lgs. 97/2016, sono fortemente consigliate forme di aggregazione dei piccoli comuni, in modo da avere, insieme, maggiori mezzi e offrire un fronte unitario nella lotta alla corruzione. Tali aggregazioni possono avvenire o sottoforma di Unioni di comuni, o sottoforma di Convenzioni di comuni.

Nel caso delle Unioni di comuni, a queste è riconosciuta la possibilità di predisporre un unico PTPC in cui siano distinte le funzioni svolte direttamente dall’unione (che in genere riguardano la predisposizione, l’adozione e l’attuazione del PTPC) e le funzioni che restano in capo ai singoli comuni. Per queste ultime si può scegliere anche di predisporre un proprio PTPC all’interno di ogni ente che rinvii al PTPC dell’unione.

Allo stesso modo, all’interno delle unioni, è possibile nominare un unico Responsabile della Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza, che, generalmente, è il segretario comunale dell’unione o di uno dei comuni aderenti o uno dei dirigenti apicali, oppure, in alternativa, ove vi siano valide ragioni motivate, un altro funzionario. Colui che assume le funzioni di RPCT non può mai essere un soggetto esterno ai comuni dell’unione, come chiarito nella FAQ 3.3 ANAC

Naturalmente, trattandosi di un compito molto impegnativo, nel caso di un unico PTPC dell’unione, per le funzioni non trasferite all’unione, all’interno di ogni comune viene nominato un referente che sia di ausilio e supporto al RPCT , con compiti di verifica dell’effettiva attuazione delle misure. Nel caso in cui, invece, i singoli comuni redigano il proprio PTPC, per le funzioni non trasferite, ciascuno di essi deve nominare un proprio RPCT che sarà il referente del RPCT dell’unione.

La forma associativa tra comuni più diffusa, resta, comunque, la Convenzione di Comuni ai sensi dell’art. 30 del TUEL. In questo caso spetta al comune capofila elaborare il PTPC riguardo le funzioni associate, che gli altri comuni dovranno recepire nei propri PTPC, mentre per le funzioni non associate, resta fermo l’obbligo, per ciascun comune, di redigere il proprio PTPC. Per cui, a differenza delle unioni, non vi è la possibilità di redigere un unico PTPC, ma, come per le unioni, è necessario garantire il coordinamento delle attività dei diversi comuni, anche attraverso la condivisione di iniziative di formazione in materia di anticorruzione, analisi del contesto esterno, individuazione di aree a rischio.

Nel caso di Convenzione di comuni, ciascun comune nomina un proprio RPCT. Uno tra questi, qualora sia prevista l’istituzione di un ufficio comune per l’esercizio delle funzioni aggregate, sarà scelto per svolgere le funzioni di coordinamento, oppure qualora ci sia un comune capofila, sarà il RPCT di tale comune ad assumere questa funzione.

ANAC, al fine di semplificare ulteriormente l’applicazione della normativa nei piccoli comuni, segnala la possibilità di avvalersi del supporto tecnico e informativo delle Prefetture per la raccolta dei dati relativi al contesto esterno e loro prima analisi; inoltre, ricorda la possibilità di pubblicare i dati e i documenti richiesti dalla normativa anche mediante pubblicazione del link ad altro sito istituzionale, se tali dati e documenti sono già lì disponibili, in modo da evitare la moltiplicazione del lavoro da svolgere.

Chiaramente l’Autorità sottolinea la necessità che gli obiettivi di prevenzione e trasparenza debbano essere sempre coordinati con gli altri strumenti di programmazione strategico-gestionale, in particolare Piano della performance e Documento Unico di Programmazione, per cui consiglia, in sede di redazione del PNA 2016, di inserire nel DUP gli orientamenti strategici di prevenzione della corruzione e promozione della trasparenza con relativi indicatori di performance.

Per ulteriori informazioni, vi invitiamo a rivolgervi  all’helpdesk.

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *